SOCIETA': L'ITALIA SENZA ACQUA BRUCIA...MA NON DI PASSIONE

Sarebbe bello se questa estate 2017 venisse ricordata per i vari tormentoni musicali che hanno inflazionato i programmi alle radio. Purtroppo, invece, sarà ricordata per due tormentoni che hanno poco di musicale, la siccità e gli incendi, due fiori all'occhiello della nostra povera Patria sempre più ferita.
Quella degli incendi estivi e dolosi è una piaga di cui sento parlare da quando ero bambino, un argomento che ha sempre urtato particolarmente la mia sensibilità, un impatto terribile sulla natura, con migliaia di ettari di vegetazione distrutti e migliaia di animali barbaramente uccisi con il fuoco. Per cosa poi? Per vendette di mafia, per speculazioni, per la stupidità di pochi cretini? Ci sono alcuni reati per cui dentro di me sento una profonda voglia di inasprimento pesante della pena, i reati contro la natura sono tra questi.
Un altra specialità tipica italiana, che non conosce limitazioni di stagione, è l'inefficenza, spesso anche questa dolosa, delle nostre amministrazioni. La siccità non è ovviamente colpa di politici e sindaci, ma lo spreco e la decadenza delle infrastrutture lo è, soprattutto quando si scopre che alcuni grandi problemi vengono ignorati, come se si sperasse di non doverli mai fronteggiare. L'acqua, sia quando ne cade in abbondanza che quando invece si lascia desiderare, smaschera spesso le inefficenze italiane. Così in questa calda estate, in cui si sta prospettando il rischio di razionamento della distribuzione degli acquedotti, viene fuori che le nostre tubature disperdono nell'ambiente il 40% dell'acqua che trasportano.
In Italia ormai si rattoppa molto più che sistemare e così si è stimato che al ritmo attuale di manutenzione dei nostri acquedotti, ci vorrebbero circa 200 anni per rinnovarli completamente, in pratica non si sta facendo niente se non intervenendo solo in caso di guasti.
Ecco, anche per gli amministratori negligenti, che siano politici, top manager, presidenti o sindaci, sentirei il bisogno di pene esemplari e di pubblico ludibrio.

 

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